Nel mondo frenetico dell'organizzazione aziendale, spesso confondiamo il movimento con il progresso. Siamo tutti incredibilmente occupati, ma stiamo andando da qualche parte? Questa settimana ho voluto esplorare, attraverso una serie di riflessioni visive, una delle dicotomie più profonde e spesso ignorate che definiscono la nostra vita lavorativa: la battaglia silenziosa tra Strategia e Tattica.
Troppo spesso, ciò che viene venduto come "strategia" è solo un insieme disordinato di reazioni tattiche a breve termine. E la differenza tra i due approcci non è solo teorica; definisce la qualità della nostra vita professionale e l'efficacia dei nostri team.
Due Mondi a Confronto: La Squadra vs Il Gruppo
Esistono fondamentalmente due modi di intendere il lavoro insieme, confermati dalla letteratura manageriale (pensiamo a Edgar Schein).
Da una parte c'è il Modello A: La Squadra (Visione). Qui l'obiettivo è a lungo termine e condiviso. Le informazioni sono trasparenti, accessibili a tutti, come un castello di cristallo illuminato dal sole. Si lavora fianco a fianco, valorizzando le capacità individuali per un fine comune. Il risultato è fiducia, resilienza e innovazione.
Dall'altra parte c'è il Modello B: Il Gruppo (Tattica). Qui l'obiettivo è a breve termine, spesso personale o politico. Le informazioni sono asimmetriche, condivise "a pezzettini" e solo se strettamente necessario, come una fortezza avvolta nella nebbia. Il metodo è il "divide et impera", dove ognuno vive nel suo silos. Il risultato? Politica interna, turnover e inefficienza.
Il Modello B è ancora incredibilmente diffuso perché l'opacità è un comodo scudo per l'insicurezza manageriale. Ma a che prezzo?
Il "Coefficiente di Attrito Politico"
C'è una metrica che non compare in nessun bilancio, ma che determina la produttività reale di un team: il dispendio energetico umano causato dalla mancanza di chiarezza.
Quando lavoro in un ambiente guidato da una visione condivisa (il mio scenario ideale), il 100% della mia energia mentale è dedicato al problem solving: creare, costruire, migliorare. È faticoso, ma energizzante.
Quando invece mi trovo in contesti "tattici" e opachi, accade qualcosa di distruttivo. Devo investire il 50% delle mie energie non per lavorare, ma per:
Decifrare messaggi incompleti e leggere tra le righe del "non detto".
Capire "da che parte tira il vento" politico per non fare passi falsi.
Proteggermi da informazioni trattenute deliberatamente.
In questi contesti non si lavora fianco a fianco; si lavora guardandosi le spalle. La "tattica senza strategia", come diceva Sun Tzu, non genera solo confusione, genera esaurimento.
Cercare la Chiarezza
Il paradosso moderno è che le aziende spesso cercano professionisti "strategici" durante i colloqui, per poi inserirli in contesti puramente "tattici" che richiedono cieca esecuzione.
La trasparenza non è un "nice to have", un accessorio etico da appendere ai muri dell'ufficio. È una questione di efficienza energetica. Un'organizzazione trasparente spreca meno tempo in politica e più tempo in creazione di valore.
Nel nostro lavoro quotidiano, siamo costantemente di fronte a un bivio, come scegliere tra un prisma cristallino che riflette la luce e una pietra scura e opaca. Dobbiamo attivamente cercare e promuovere contesti dove la chiarezza sia il metodo di lavoro. È l'unico modo per far valere davvero le nostre capacità e costruire qualcosa che duri oltre il prossimo trimestre.